UNA RIFLESSIONE SULLA PRODUZIONE E OFFERTA DI ABBIGLIAMENTO E CALZATURE DEI GIORNI NOSTRI

Nel scrivere questo post bisogna fare subito due premesse fondamentali. La prima non riguarda una politica specifica industriale ma generale secondo i canoni del mercato di oggi ,la seconda è che motivi di privacy marketing e per evitare di fare pubblicità occulta eviterò di fare nomi di aziende e marchi precisi. Si tratta come detto nel titolo del post di una riflessione sulla produzione e soprattutto qualità dei prodotti che oggi vengono offerti sul mercato di oggi, che con la crisi economica in atto deve adeguarsi a precise dinamiche. Oggi il settore dell’abbigliamento è uno dei più colpiti nel ribasso ai consumi. Numerosi sono i negozi che chiudono ogni anno. Solo il franchsing si salva ma anche in questo ambito non ambito le difficoltà . Questo causa una perdita di terreno commerciale da parte delle aziende per via dello sviluppo dell’ e-commerce e soprattutto un ritorno all’acquisto nei mercati tradizionali dove le percentuali più alte sono al Nord Italia. Considerando il reddito pro capite gli italiani spendono meno rispetto all’era pre crisi dove annualmente si spendevano 1000 euro oggi meno di 800. I saldi di metà stagione ,inverno ed estate,spesso sono un toccasana per commercianti e consumatori. Infatti i saldi di questo inverno 2016 hanno registrato un aumento del 3% con una spesa a famiglia complessiva di circa 346 euro. Oltretutto cosa inedita degli altri anni durante i saldi di fine stagioni si trovano oramai si trovano i capi dell’anno in corso e non degli anni passati. Non solo. Il clima è “pazzo” e visto che le mezze stagioni sembrano un lontano ricordo è consuetudine vedere capi leggeri durante tutto il tempo dell’anno come ad esempio t shirt o maglioncini che di solito vediamo solo nella collezione primavera/estate . Il novembre 2015 è ricordato come uno dei più caldi di sempre e nei negozi non si vedevano i cappotti di stagione ma giacche più leggere laccompagnate da camicia o t shirt. Questa scelta di offerta sembra essere in linea appunto con la tendenza del consumatore che preferisce essere “leggero” o vestito a strati durante l’anno. Ma oggi poniamoci una domanda : è conveniente aprire o gestire un negozio di moda? La risposta è no perché aprire un negozio multimarca in proprio sembra essere un suicidio economico per i costi da sostenere licenza magazzino e soprattutto perché oggi non si è sicuri del bacino commerciale di clienti. È senza dubbio migliore il franchsing ma gli si parte solo da certi tipi di investimenti come detto. Bisogna tuttavia sottolineare l’aspetto più importante che è l’elemento che fa la differenza ,ovvero il tempo di durata del prodotto. Come è risaputo nei tempi di crisi i marchi low cost puntano sul rapporto qualità/prezzo ovvero prodotti e capi offerti che sono di tendenza e che costano poco.oltre che belli esteticamente. Si può affermare che c’è molta concorrenza tra i vari marchi pur di attirare clienti nuovi sempre in base alle collezzioni che vengono proposte. Ma qui sorge la domanda del consumatore che poi è anche alla base delle sue scelte di acquisto. Ne vale la pena spendere 50 euro ad esempio per un paio di scarpe oppure 39,90 per una camicia quando sul mercato esistono prodotti a prezzi superiori, ? la risposta è incerta perché spesso acquistiamo scarpe t shirt giacche o felpe che dopo 6 mesi di utilizzo siamo costretti a buttarle vie questo perché il prezzo è vantaggioso ma la qualità ne risente. Questo però non vale per tutti i capi che vengono offerti nella collezione poiché giacche a più di 100 euro ci sono ma per i capi a prezzo medio-basso spesso è così. dipende sempre però dal marchio in questione e dai componenti usati ( esempio cotone ) nella lavorazione. Una cosa che però accomuna le principali multinazionali della moda europea e americana è il luogo di produzione. Infatti nel Sud Est Asiatico ( Vietnam in primis) la Cina il Bangladesh ,la Cambogia e il Marocco sono i Paesi principali di importazione dei vari prodotti. Non mancano anche Tunisia Medio Oriente ( Pakistan su tutti) e Brasile. Motivo di questa scelta sta appunto nella manodopera locale e tassazione che costa meno rispetto appunto all’Europa o America. Esiste infatti una sorta di “appalto”tra le aziende occidentali e i produttori locali che si impegnano appunto nella produzione diretta. Sulle etichette infatti obbligatoriamente deve essere riportato il luogo di produzione e materiale usato. Una legge e regola fondamentale appunto quella dell’etichettatura. È raro ormai trovare vestiti fatti in europa. Però come detto di fronte a un minor costo di manodopera e produzione la qualità in ogni caso ne risente. Si potrebbe fare una classifica appunto dei marchi low cost nel rapporto qualità/prezzo e collezioni offerte( anche si di fatto alcuni capi sono identici),ma come ribadito a inizio post non si possono fare per ovvi motivi di pubblicità. Cambia il mercato cambia la scelta del produttore e del consumatore cambia la dinamica della società cambia tutto e soprattutto questo è un effetto della globalizzazione del fatto che oggi si può operare in tutto il mondo. Oggi infatti il mercato impone allo stesso tempo dei parametri che bisogna rispettare. La moda è uno dei settori più colpiti dalla crisi economica e alcune strategie di marketing merchandising sono in linea con il momento. Indubbiamente un consiglio che può essere fatto è quello di acquistare in modo intelligente e sempre in base ai propri gusti personali perché anche se può sembrare scontata come cosa.
L’ultimo aspetto da sottolineare è che oggi l’ennesima evoluzione del mercato è rappresentata dalla vendita al dettaglio on line ovvero l’e -commerce. Infatti oggi molti acquistano on line ,e questa tendenza sta prendendo sempre più piede .anzi fra 50 anni come alcuni esperti del settore dicono spariranno completamente i negozi tradizionali un po’ come è successo con le botteghe del paese ( raro trovarne oggi ) con l’avvento dei supermercati. Il motivo è semplice ,offerte mensili vasto assortimento e più scelta di acquisto . Con la possibilità di non avere spese di spedizione sotto una certa cifra di spesa effettuata . Un vantaggio considerando che il potere di acquisto è diminuito perché dopotutto la differenza la fa sempre il consumatore.
A PRESTO AMICI!

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